Teatro

DO DI PETTO – apologo di un reggiseno

reggiseno-con-lattuga senza fondo

monologo semiserio di e con Marina Coli

accompagnamento musicale a cura di Tiziano Bianchi

In scena un reggipetto dotato di parola che cerca di convincere un seno ribelle a tornare sotto il suo controllo….

quattro personaggi gli gravitano attorno: la balia, in un sensibile colloquio immaginario con il figlio lontano, costretta a vendere il latte che gli sarebbe destinato, una bislacca e apparente frustrata casalinga che, desiderando ardentemente diventare femminista, riflette sull’uso più o meno ragionevole del reggipetto, una donna che emerge dalla malattia al seno più che mai alleata al suo corpo, una conduttrice televisiva che, attraverso demenziali consigli ginnici, conduce una trasmissione pomeridiana dal titolo: “non vi è superbia alla superbia uguale di un petto basso e vil che in alto sale”.                                                                            OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ma alla fine, chi se lo ricorda il seno delle donne? Neppure le donne lo sanno più. Il corpo femminile nei secoli è stato sempre deformato dalle mode, che nascondevano in realtà il bisogno sociale, e perciò maschile, di dominarle, asservirle, tenerle in casa “…..dove potevano liberarsi di corsetti di stecche di balena, busti di ferro, guaine di gomma, sellini di vimini, crinoline di legno, e rinunciare quindi alla vita di vespa, ai fianchi da pachiderma, al sedere da struzzo, al torace da mucca e ritornare, spesso svenendo per la fine del supplizio, anatomicamente donne” (N. Aspesi – “Festival e funerali” il Saggiatore, Milano 2011. Pag.201).

Si vuole portare l’attenzione sul corpo delle donne, alle menzogne dei bisturi, a quei “burqa di carne” che violano la bellezza dell’imperfezione, all’omologazione dei seni, oggi puntati più che mai verso il soffitto, come mappamondi rotondi e turgidi, mai a riposo.

http://youtu.be/aAJSFVop1qc

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