Reading Recital

Quella sedia sono io…

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quel che raccontano gli oggetti abbandonati dagli esuli italiani

di e con Marina Coli

videoproiezioni Debora Costi

Per non rinnegare la propria italianità molti nostri connazionali sono stati costretti a scappare alla fine della seconda Guerra Mondiale da Istria, Fiume e Dalmazia per sfuggire alla pulizia etnica.

Il rinnovo della memoria degli eventi all’indomani del Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947, con cui quelle terre venivano definitivamente assegnate alla Jugoslavia del maresciallo Tito, passa attraverso le masserizie abbandonate dopo il frantumarsi delle speranze dei profughi italiani di portare con sé quelle suppellettili con l’illusione di riprendere la propria vita da dove l’avevano lasciata.

Molti esuli, infatti, dopo aver trasportato i loro oggetti al di là dell’Adriatico, sono stati costretti a distaccarsene perché nei campi profughi in cui erano stipati non c’era spazio, aggiungendo dolore a dolore.

Sedie, letti, materassi, icone religiose, ritratti e altro, parlano nel loro polveroso abbandono, narrando una pagina della nostra storia, dove, alle voci di chi testimonia l’abbandono della terra, fanno eco quelle di coloro che, al tempo della fuga, sono rimasti, rinunciando alla lingua, a molti degli affetti, alla consuetudine con un mondo che, con brutale ferocia, veniva snaturato.

Uno studio-lettura, “Quella sedia sono io”, che desidera cogliere la lacerazione di scelte dettate dalla sopraffazione e dall’ingiustizia dell’esilio e delle intolleranze .

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